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Sistemi di comunicazione mobile
 

Sistemi di comunicazione mobile

Livello 2

documento scientifico a cura di Gabriele Falciasecca

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La possibilità di realizzare collegamenti con mezzi in movimento tramite onde elettromagnetiche fu provata da Guglielmo Marconi fin dai suoi primi esperimenti. All'inizio i collegamenti furono radiotelegrafici e i mezzi mobili solo navi, dato l'ingombro degli apparati necessari. Successivamente vennero realizzate le prime comunicazioni in voce, di fondamentale importanza per militari, polizia, vigili del fuoco ecc, e comparvero i terminali per veicoli o portatili. Il loro utilizzo fu riservato per scelta e necessità al ristretto gruppo di utenti operanti all'interno di una precisa organizzazione, militare o civile (sistemi privati). Solo recentemente è stato possibile offrire via radio un servizio analogo a quello fornito dal telefono tradizionale, per il quale il collegamento è assicurato da una coppia di fili nota con il nome di doppino telefonico. Sono nati così i moderni sistemi radiomobili pubblici, detti anche cellulari, che permettono una comunicazione in piena libertà di movimento. L'aggettivo cellulare chiarisce il concetto sulla base del quale si è sviluppato la tecnologia necessaria: il territorio nel quale viene offerto il servizio è diviso in tante porzioni, dette celle, all'interno di ciascuna delle quali è collocata la cosiddetta Stazione Radiobase (SRB); essa è l'elemento del sistema incaricato di gestire le comunicazioni degli utenti che si trovano nella cella a lei affidata.

L'apparato mobile, ormai noto come "telefonino", deve collegarsi alla SRB della cella dove si trova per attuare la comunicazione. Le leggi della propagazione radio non consentirebbero infatti collegamenti diretti tra due apparati mobili, se non all'interno di aree di servizio assai limitate; inoltre è necessario poter chiamare dal telefonino anche gli utenti di altre reti, mobili o fisse che siano. Dunque il collegamento via radio è necessario soltanto per superare la distanza che separa il terminale mobile dalla SRB più adatta a servirlo, usualmente la più vicina, mentre tutto il resto del percorso i segnali lo compiono nella infrastruttura di rete fissa che collega fra loro le varie SRB. In conclusione una rete radiomobile è costituita da quattro elementi: una serie di calcolatori in grado di tenere memoria della posizione dell'utente e di rintracciare la SRB che è in condizioni di servirlo , una serie di "centrali di commutazione" che stabiliscono le comunicazioni tra i due corrispondenti prescelti, siano essi ambedue mobili o uno mobile e uno fisso, le stazioni radiobase ed infine il telefonino.

I fattori di qualità della comunicazione sono fondamentalmente condizionati da ciò che accade tra SRB e telefonino all'interno di una cella. E' tuttavia fondamentale la funzione detta "handover", che la rete deve rapidamente attuare quando l'utente, nel suo libero movimento, passa da una cella ad un'altra e dunque deve cambiare la SRB che lo ha in consegna. E' principalmente la difficoltà di realizzare questa operazione senza far cadere la comunicazione che ha nel passato impedito lo sviluppo dei sistemi radiomobili. Inoltre le potenze e le sensibilità degli apparati in gioco devono essere commisurate alla distanza da percorrere e alle difficoltà reali di propagazione che si incontrano nel territorio dove è localizzata la SRB. Infine poiché i canali sono riutilizzati sul territorio laddove si giudica che non apportino disturbo alle comunicazioni già attivate ( distanza di riuso), il progettista deve tenere sotto controllo anche il livello di interferenza complessivo mantenendolo sempre ben al di sotto del segnale utile.

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