Stato
della Conoscenza scientifica
Ogni
corpo con temperatura diversa dallo zero assoluto (-273° C),
e quindi anche il corpo umano e la terra, contribuisce a creare
campi elettromagnetici nell’ambiente. Esiste dunque un fondo
elettromagnetico naturale che è presente anche senza l'intervento
dell'uomo. A questo naturale livello di fondo si sono aggiunti,
al passo con l’evoluzione della tecnologia, i campi elettromagnetici
generati dalle sorgenti legate alle attività dell’uomo.
I
primi studi relativi ai possibili effetti dei campi elettromagnetici
sul corpo umano sono stati condotti nel periodo successivo alla
Seconda Guerra Mondiale, e riguardavano l’esposizione involontaria
subita dai tecnici addetti ai radar. Con il progresso tecnologico,
l’impiego dei campi elettromagnetici si è esteso, e
di conseguenza è aumentata la loro presenza nella vita quotidiana
delle persone, prima con i campi a bassa frequenza associati agli
elettrodotti (50-60 Hz),
quindi con i campi ad alta frequenza dovuti ai ripetitori radiotelevisivi
(circa 300 MHz) e, recentemente,
con i campi a radiofrequenza emessi dai sistemi di telefonia mobile
(circa 1 GHz e oltre).
Lo
studio dell’interazione bioelettromagnetica consiste nella
valutazione di come un campo elettromagnetico interagisce con un
sistema biologico e di quanta energia viene assorbita in esso, e
nella ricerca di possibili conseguenze fisio-patologiche.
La
valutazione di quanto campo elettromagnetico si induce in un corpo
biologico in una determinata condizione di esposizione (ad es. il
campo assorbito dall’utente di un telefono cellulare) è
effettuata tramite la dosimetria.
Invece, lo studio degli effetti biologici dovuti a tale campo, così
come lo studio dei meccanismi di interazione che sono coinvolti
nell’insorgere di tali effetti, vedono coinvolte diverse discipline
a seconda degli effetti in esame.
Infatti,
in funzione del tipo di effetto studiato, è diverso il bersaglio
dell’interazione, così come il parametro biologico
che si deve prendere in considerazione al fine di quantificare e
comprendere il fenomeno. In particolare, si distinguono gli effetti
termici, causati da un aumento di temperatura, e gli effetti specifici,
definibili per esclusione. Nel caso degli effetti termici, il bersaglio
dell’interazione è l’intero corpo o un singolo
organo, e il parametro studiato è la potenza assorbita per
unità di massa. Invece, nel caso degli effetti specifici,
ciò che si studia è, ad esempio, l’azione
del campo elettromagnetico a livello cellulare, e i parametri
dell’interazione sono le alterazioni delle funzionalità
cellulari.
Tra
le discipline che si occupano dell’interazione bioelettromagnetica,
si deve citare anche l’epidemiologia,
che ricerca i possibili effetti di un assegnato "fattore di
rischio" (in questo caso il campo elettromagnetico) studiando
l’evoluzione di un gruppo di persone opportunamente scelto.
Inoltre, sono da citare, la microdosimetria, la simulazione
molecolare, e gli studi
sulla membrana cellulare. Infine, si devono citare anche gli
studi relativi ai possibili effetti non biologici dei campi elettromagnetici
(ad es., gli studi che hanno permesso di conoscere le modalità
di interferenza tra campi elettromagnetici e i pacemakers).
E’
facile intuire come le discipline che si occupano di studiare l’interazione
tra campi elettromagnetici e sistemi biologici sono a cavallo di
diverse branche della scienza quali, biologia, fisica, ingegneria,
e medicina.
Malgrado
i numerosi studi compiuti, mentre i meccanismi sottostanti gli effetti
termici sono stati ampiamente compresi, i fenomeni sottostanti gli
effetti specifici ancora non sono stati completamente chiariti.
Di conseguenza, attualmente non si possono definire con certezza
tutti i possibili effetti biologici dei campi elettromagnetici.
Per questo motivo, molte organizzazioni internazionali come l’Unione
Europea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO/OMS)
stanno attualmente promuovendo attività di ricerca in questo
settore (ad es. i progetti europei COST
244 e CEPHOS).
Per
orientarsi nell’ambito dell’interazione tra campi elettromagnetici
e sistemi biologici, si può fare riferimento allo schema
della Tavola riassuntiva. In
questa sono evidenziati due percorsi paralleli che seguono la scala
biologica dalla singola molecola fino all’intero corpo, e
oltre. Il percorso sulla sinistra mostra i passaggi che portano
dalle alterazioni subite da una singola molecola in presenza di
un campo elettromagnetico, fino ad arrivare all’aumento di
temperatura del corpo intero (effetto termico). Il percorso sulla
destra si riferisce ad effetti specifici sui differenti livelli
della scala biologica. Le normative di protezione per la salute
umana sono state collegate agli effetti termici, poiché i
limiti che queste impongono ai campi elettromagnetici e agli altri
parametri ad essi associati, sono stati ottenuti con sostanziale
riferimento a questi effetti. Come è riportato nelle stesse
normative, infatti, le linee guida per limitare l’esposizione
sono state sviluppate a partire da effetti consolidati; come, ad
esempio, gli effetti termici o la stimolazione di nervi e muscoli
[ICNIRP, 1998].
Nella
tavola, le frecce tratteggiate indicano quei passaggi tra un livello
e l’altro che ancora non sono noti, ma che sono indispensabili
per comprendere appieno l’interazione tra campi elettromagnetici
e sistemi biologici.
I
campi elettromagnetici considerati sono quelli tipici dei sistemi
di comunicazione mobile, con riferimento sia a quelli emessi
dalle antenne dei telefoni
cellulari che dalle stazioni radio
base. I valori dei campi elettromagnetici emessi da queste antenne,
sia fisse che mobili, possono essere misurati impiegando apposite
procedure.
Infine,
per maggiori dettagli, ogni casella dello schema accede ad una spiegazione
dell’argomento corrispondente; mentre per leggere i risultati
più recenti ottenuti dalla ricerca, si può consultare
la lista dei progetti specifici.
Bibliografia
[ICNIRP,
1998] ICNIRP, International Commission on non-Ionizing Radiation
Protection, "Guidelines for Limiting Exposure to Time-Varying
Electric, Magnetic and Electromagnetic fields (up to 300 GHz)",
Health Physics, vol. 74, n°4, pp. 494-522, 1998.
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