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Intervista alla Dott.ssa Carmela Marino - Responsabile dell’Unità Tecnica Biologia delle Radiazioni e Salute dell’Uomo - ENEA

 

Prosegue il ciclo di interviste che compongono la sezione “La parola a …” .

 

Dopo il punto di vista degli operatori telefonici, dei comuni e delle istituzioni ministeriali, è il turno della Dott.ssa Carmela Marino, responsabile dell’Unità Tecnica Biologia delle Radiazioni e Salute dell’Uomo dell’ENEA e membro dell’ICNIRP. La Dott.ssa Marino, dopo aver spiegato quali sono le linee di indirizzo per le attività di ricerca sugli effetti dei CEM che l’ICNIRP ritiene maggiormente rilevanti, ci parla di come si inseriscano i gruppi di ricerca italiani all’interno del panorama scientifico internazionale. Affronta poi il tema della validità, allo stato attuale, delle linee guida ICNIRP per i limiti dell’esposizione ai CEM, a 15 anni dalla loro pubblicazione e dell’ulteriore applicazione del Principio di Precauzione.

 

 

 Quali sono le linee di indirizzo per le attività di ricerca sugli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici sulla salute che l’ICNIRP ritiene di maggior interesse, in linea con le indicazioni dell’OMS?

 

L’ICNIRP ha costituito un gruppo di lavoro che da un anno e mezzo sta valutando la stesura di nuove linee guida per le radiofrequenze. Il gruppo di lavoro, che dovrebbe completare nei prossimi mesi il proprio compito, lavora affiancato da altri project groups, formati sia dai membri della commissione principale dell’ICNIRP, sia con membri esterni che fanno parte di un gruppo di esperti, coinvolti su argomenti specifici e compiti a tempo. Uno di questi PG, ad esempio, si occupa di individuare quali sono le aree meno investigate da parte della ricerca scientifica in corso, L’interesse non è soltanto quello promuovere nuove attività di ricerca, ma anche e soprattutto individuare eventuali lacune che possano essere rilevanti ai fini di un successivo aggiornamento delle linee guida. Le attività di valutazione e studio in corso porteranno, nell’arco di un anno, a redigere un documento che fornirà linee di indirizzo sulla ricerca e affiancherà la Research Agenda dell’OMS. Va tuttavia sottolineato che le finalità dei gruppi di lavoro dell’ICNIRP si sovrappongono solo parzialmente con i temi dettati dalla Agenda della OMS, che, sin dal 2010, tocca anche aspetti di sociologia e comunicazione, in aggiunta alle tematiche affrontate nei documenti precedenti, come la biologia, la biomedicina, la biofisica. Quindi appare chiaro che l’Agenda dell’OMS riguarda la salute in un’accezione più generale, che tiene conto non solo dell’individuo ma anche del benessere della collettività, mentre l’ICNIRP, attraverso le linee guida, si indirizza ad attività di ricerca sull’uomo, valutando soprattutto l’aspetto protezionistico.

Infine vorrei dare un'ulteriore informazione: l’OMS ha creato già dal 2012 un gruppo di lavoro che sta rielaborando ed estendendo un nuovo Libro Blu, che fa parte dei libri dell’Environment Health Criteria. Questo sulle radiofrequenze sarà pubblicato dopo quasi vent’anni e tiene conto di tutta la letteratura dal 1990 ad oggi. Si tratta di un lavoro enorme che vede anche impegnati ricercatori italiani come la dottoressa Maria Rosaria Scarfì del CNR, coordinatrice del panel sulla letteratura disponibile sulla sperimentazione in vitro. Il lavoro in corso mira ad una condivisione a livello mondiale, anche se ciò potrà allungare i tempi per arrivare alla conclusione. L’ICNIRP terrà conto di questo lavoro anche per la predisposizione della propria Research Agenda e per la formulazione di nuove linee guida.

 

 

Come si inseriscono a questo proposito i gruppi di ricerca italiani nel panorama scientifico internazionale?

 

Molteplici realtà di ricerca, afferenti ad enti o a università italiane, si occupano di studi che definiamo in generale di “bioelettromagnetismo”.. Nell’ultima valutazione comparativa tra Paesi Europei, svolta ormai parecchi anni fa nell’ambito di un progetto europeo, l’Italia mostrava una situazione piuttosto particolare, che permane tuttora. In Italia è presente una buona attività di ricerca in termini qualitativi e quantitativi, a fronte di un’assoluta scarsità di risorse economiche dedicate al tema dei campi elettromagnetici. Fino al 2005-2006 la ricerca è stata sostenuta da i finanziamenti della Comunità Europea, nell’ambito del V e VI Programma Quadro. Oggi il contesto è cambiato ed è cambiata la programmazione Europea. I gruppi di ricerca italiani pur continuando a partecipare a reti di ricerca europee, non beneficiano di progetti e programmi nazionali. Solo il gruppo di ricerca del Politecnico di Milano, ad esempio, in questo momento sta portando a termine, in qualità di partner, due progetti europei. La ricerca italiana mantiene quindi una buona collocazione all’interno del panorama internazionale, con capacità di capitalizzare le proprie individuali competenze, per rispondere alle richieste della Research Agenda dell’ICNIRP e/o dell’OMS. Chiaramente la collocazione della ricerca italiana all’interno del panorama europeo è sempre più legata alla capacità di attrarre finanziamenti sia pubblici che privati.

 

 

A oltre 15 anni dalla approvazione delle Linee Guida predisposte dall’ICNIRP per la limitazione dell’esposizione ai CEM, si può ancora affermarne la validità?

 

Come ho detto prima, l’ICNIRP considera le proprie Linee Guida ancora valide, ma sta lavorando per i passi futuri. Nei mesi scorsi, sono, infatti, state pubblicate le linee guida sui campi statici e sulle basse frequenze, mentre quelle relative alle radiofrequenze necessitano di ulteriore lavoro. I tempi di pubblicazione di queste linee guida, che sono sicuramente quelle più attese, saranno presumibilmente noti nel prossimo autunno. Si sta inoltre discutendo l’effetto dell'adozione di nuove tecnologie di indagine biologica rispetto ai più tradizionali modelli cellulari, animali e umani, e anche ai dati epidemiologici. In particolare è di interesse comprendere se è possibile rivedere il ruolo di queste sperimentazioni, arrivando a dare un peso specifico diverso a queste ricerche. Questo potrebbe aiutare a superare la difficoltà di interpretazione di studi cellulari e molecolari che indicano un possibile effetto dei campi elettromagnetici, che poi non trova riscontra negli studi con modelli animale. Ci stiamo infine interrogando se sia più opportuno valutare gli studi sull’uomo in un’ottica più ampia che consideri, ad esempio, anche il tema della percezione del rischio e il problema dell’ipersensibilità.

 

 

Il Principio di Precauzione è spesso invocato da chi ritiene necessaria un’ulteriore garanzia a protezione contro rischi scientificamente non provati. Come giudica l’ICNIRP l’applicazione nel caso dei campi elettromagnetici di ulteriori misure di precauzione oltre ai limiti indicati dalle Linee Guida?

 

Il principio di precauzione è spesso invocato in relazione all’esposizione da cellulare. Lo stesso Consiglio Superiore di Sanità ha ritenuto opportuno richiamarne l’applicazione invitando ad utilizzare il telefono cellulare solo nelle situazioni di vera necessità.

 

 

Di recente un’associazione ha avviato un’azione legale chiedendo al Governo a una campagna informativa sulle precauzioni e i rischi del cellulare, che includa anche l’apposizione di scritte sugli apparati, analogamente a quanto accade per i pacchetti di sigarette. Queste ulteriori iniziative potrebbero essere giustificate alla luce dell’attuale grado di incertezza scientifica? Potrebbero essere veramente efficaci per diminuire il rischio da esposizione?

 

Io direi che questo è un problema politico, nel senso che sostanzialmente il principio di precauzione è un principio che deve essere sempre applicato più in maniera politica che scientifica e peraltro sappiamo che l’Italia lo ha applicato anche alle normative nazionali in maniera diversa da altri Paesi. Per questo nel nostro Paese abbiamo norme protezionistiche che non seguono, almeno nei numeri, quelle europee. L’applicazione del principio di precauzione all’uso del telefono cellulare, non è soltanto legata a quanto sia difficile ottenere indicazioni conclusive dalla ricerca scientifica. Bisognerebbe ad esempio segnalare la possibile insorgenza di fastidi dovuti alla pressione esercitata dal telefono sull’orecchio in presenza di un uso prolungato; la maggior parte dei fastidi è infatti spesso riconducibile a questo meccanismo pressorio piuttosto che ai noti effetti termici dei campi elettromagnetici. Per tutto il resto mi sembrerebbe auspicabile ricorrere al semplice buonsenso.

 

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