Gli
scenari in tema di formazione
Ne
parliamo con la Dott.ssa Maria Luisa Biazzi
Il
problema delle competenze professionali, quando si discute di
valutazione del rischio per i lavoratori esposti ai campi elettromagnetici,
è ancora molto aperto. Parliamo in particolare di formazione
professionalizzante per coloro che si occupano di questo tema
dentro le aziende o come consulenti esterni, laddove queste competenze
non si trovino all'interno dell'impresa.
Luisa Biazzi, associato di fisica medica all'Università
di Pavia e vicepresidente di ANPEQ (Associazione Nazionale Professionale
Esperti Qualificati in Radioprotezione) è particolarmente
impegnata su questo tema.
Qual
è lo scenario della formazione in questo momento?
Il
tema fondamentale è la qualificazione professionale del
valutatore degli agenti fisici. Il testo unico prevede che il
datore di lavoro debba reperire le professionalità necessarie
all’interno del servizio prevenzione e protezione aziendale,
e che si tratti di personale qualificato, in possesso di qualificazione
e di competenze specifiche sull'argomento. Solo in caso che non
le trovi al suo interno è autorizzato ad avvalersi di consulenti
esterni. Ora, il problema è quello dei requisiti. Le indicazioni
sulla qualificazione professionali sono state elaborate dal Comitato
interregionale della prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro
che ha approvato, il documento “prime indicazioni applicative
sulla prevenzione e protezione dai
rischi dovuti all’esposizione a campi elettromagnetici nei
luoghi di lavoro”, realizzato dal Gruppo di lavoro interregionale
“Agenti Fisici”, in collaborazione con l’ISPESL,
reperibile anche nel sito dell'CIIP la Consulta inter-associativa
italiana sulla prevenzione (www.ospedalisicuri.eu).
Il documento prevede sia formazione universitaria che corsi di
formazione professionalizzante di almeno 40 ore, organizzati da
Università o da associazioni scientifiche e/o professionali
o da enti pubblici. Ma in questo caso qual è l'offerta
oggi in Italia? Ad oggi sono disponibili corsi, come quelli organizzati
da ISPESL sia da solo che in collaborazione con ANPEQ, arrivato
alla quinta edizione, e ci sono corsi organizzati dal CEI. Si
tratta di corsi più brevi rispetto a quanto indicato dalla
Consulta sulla prevenzione. Inoltre questi corsi non hanno un
riconoscimento giuridico formale. Si deve poi aggiungere che,
a livello di privati, studi professionali e di consulenza, tutto
è lasciato alla spontaneità. Senza contare, poi,
che la scelta dei valutatori ricade sulla responsabilità
dei datori di lavoro che sono, a norma di legge, sanzionabili
penalmente. In altri termini, la responsabilità di una
scelta inadeguata ricade su di loro.
E
si pone quindi il problema di valutare i valutatori...
In effetti questo è un problema aperto. E non è
il solo: ci muoviamo in un contesto ancora incerto, dove l'unica
certezza è che l'offerta di formazione è inferiore
alla domanda, almeno potenziale.
Al
momento qual è la situazione della richiesta di formazione?
C'è
da dire che ai corsi non si iscrivono in molti, sia, probabilmente,
perché sono difficili, sia anche, e forse soprattutto,
perché la normativa sulla protezione dei lavoratori non
è ancora cogente. Si prevede che dovrà esserlo nel
2012, ma si sa che in queste situazioni ci si muove all'ultimo
momento. Anche perché la revisione della Direttiva Europea
è ancora in corso e lo stesso decreto 81/08 è ancora
soggetto a discussione.
Va detto che, per quanto riguarda le procedure da adottare, solo
per i casi in cui si rende necessario un'approfondimento della
situazione relativa all'esposizione è necessario disporre
di figure preparate. Quindi il numero delle imprese in cui è
necessario affrontare il problema si restringe parecchio.
Quali
soluzioni auspica?
Finora
ho visto interesse al problema da parte delle organizzazioni imprenditoriali
e delle Camere di Commercio, che ci chiedono di organizzare corsi
e di formare eventualmente formatori. Osservo invece una certa
latitanza delle organizzazioni dei lavoratori, che dovrebbero
invece essere maggiormente interessate anche alla sostanza - la
protezione - e non solo alla forma ossia agli adempimenti di legge.