COMUNICAZIONE
 
Intervista a Daniele Andreuccetti
 

    Wi Max vs vecchie tecnologie

Ne parliamo con il dott. Daniele Andreuccetti, responsabile scientifico della linea di ricerca su protezione dai campi elettromagnetici a bassa frequenza, radiofrequenza e microonde presso l'Istituto di Fisica Applicata "Nello Carrara" afferente al Consiglio Nazionale delle Ricerche


Quali sono le principali differenze, dal punto di vista tecnico, tra WiMAX e le attuali tecnologie?

Il WiMAX nasce come tecnologia estremamente flessibile, nel senso che i suoi protocolli operativi, standardizzati dall’IEEE, lasciano ampi margini per implementazioni con caratteristiche anche molto diverse, che dovrebbero permettere di ottimizzarne il funzionamento in funzione dell’applicazione: collegamenti “in vista” e “non in vista”, fissi o mobili, con copertura e velocità di trasferimento dati più o meno ampie. È ragionevole attendersi che la prima applicazione a diffondersi sarà quella dei collegamenti fissi sostitutivi dell’ultimo miglio cablato. In questo caso, la più vistosa differenza pratica con le attuali tecnologie telefoniche starà nel fatto che il segnale che parte dalle nuove stazioni radio base non arriverà direttamente al terminale dell'utente, ma piuttosto ad una antenna esterna e di qui proseguirà via cavo fino al terminale vero e proprio, che potrà essere magari un router WiFi con funzioni Voip in grado di fornire connettività wireless all’interno dell’edificio. Come è noto, questa applicazione punta prima di tutto a correggere il cosiddetto “digital divide”, cioè a fornire una connessione Internet a banda larga, utilizzabile per voce e dati, anche là dove non arrivano i cavi dell’ADSL. Dal punto di vista tecnico, il WiMAX dovrebbe consentire di ottenere prestazioni uguali o superiori agli standard precedenti (ADSL o UMTS), pur utilizzando un livello di potenza più basso rispetto alla telefonia mobile. A questo contribuisce, oltre ovviamente all’eventuale antenna utente esterna, anche il particolare trattamento numerico del segnale, basato sull’impiego della tecnologia OFDM: grazie ad essa, in pratica, il traffico di un singolo utente si distribuisce tra tanti "canalini" molto stretti in frequenza (anziché su un unico canale relativamente largo) che trasferiscono il segnale minimizzandone la distorsione. Per dare un'indicazione di massima, se la potenza di una stazione radio base per il segnale GSM è dell'ordine di qualche decina di watt (e poco meno per UMTS), nel WiMAX non si dovrebbero in genere superare i dieci watt.


Quali sono le differenze dal punto di vista dell’esposizione tra WiMAX, GSM e UMTS?

Anzitutto va considerato il fatto che, nei casi in cui l’antenna utente è esterna, l’utente stesso non è esposto direttamente alle emissioni del proprio terminale, come invece avviene con i telefonini; questa è una oggettiva riduzione dell’esposizione, anzi della parte più rilevante dell’esposizione. Per quanto riguarda le stazioni radio base, il livello di potenza equivalente per il WiMAX è, come ho detto, più basso rispetto a GSM e UMTS. Per il WiMAX, la distanza dall’antenna entro la quale si possono superare i limiti di campo fissati dalla legge italiana per le esposizioni prolungate (6 V/m) dovrebbe essere intorno ai dieci metri nella maggior parte dei casi, mentre è tipicamente di una trentina di metri per il GSM e poco meno per l’UMTS.


Sono state fatte simulazioni per valutare l’impatto del WiMAX sul territorio?

L’entrata in vigore ufficiale del WiMAX è stata preceduta da una fase di sperimentazione della tecnologia, a cui hanno partecipato numerose aziende col coordinamento della Fondazione Ugo Bordoni. La sperimentazione ha permesso di ottenere dati utilizzabili anche per valutazioni di impatto. Naturalmente, gli studi biologici ed epidemiologici hanno bisogno di tempi molto lunghi e quindi non disponiamo di risultati di questo tipo. Tuttavia, l’utilizzo di potenze tendenzialmente più basse comporta una diminuzione dell’esposizione e quindi, presumibilmente, del rischio di effetti sanitari (già di per sé estremamente basso, a quanto mi risulta). Per altro, è anche vero che le emissioni WiMAX andranno a sommarsi (seppure a frequenze diverse) e non a sostituirsi a quelle attualmente esistenti. Difficile quindi dire come questa nuova tecnologia sarà recepita dalla popolazione. La posizione dei cittadini nei confronti delle nuove tecnologie mi sembra oggi un po’ più matura e riflessiva che non in passato e le ondate di allarmismo sono divenute rare. Da un altro punto di vista, se sarà possibile riutilizzare per il WiMAX i siti di antenne della telefonia mobile, questo ridurrà l’impatto visivo e, probabilmente, anche i motivi di contenzioso. Gli elementi in gioco, come vede, sono molti e non facilmente valutabili.


Ritiene che le tecnologie WiMAX potranno sostituire gli attuali standard GSM e UMTS?

Non pretendo di saper fare previsioni di questo tipo, che coinvolgono aspetti di marketing e commerciali prima che aspetti tecnici. Personalmente, non vedo una concorrenza diretta, o almeno non da subito. Il WiMAX trova un ampio campo di applicazione nella soluzione del “digital divide”, cioè per portare la banda larga in zone poco popolate o disagiate, laddove i gestori delle connessioni via cavo non hanno interesse ad investire e dove una fitta (e costosa) rete di installazioni WiFi sarebbe improponibile per motivi pratici. A questa, che mi sembra essere un’esigenza assai sentita, dovrebbe corrispondere un mercato di penetrazione ragionevolmente agevole, che potrebbe consentire agli operatori WiMAX di iniziare a rientrare dagli investimenti senza dover muovere guerra alle consolidate compagnie di telefonia mobile.


Dalla lettura di giornali e notizie su web emerge che ci sono già persone che richiedono di sostituire gli attuali standard GSM e UMTS in toto con WiMAX. Ha senso questo?

La mia è solo un'opinione, ma dubito che vi siano da subito le condizioni per ottenere vantaggi dalla sostituzione dell’UMTS con il WiMAX in ambito mobile; e non dimentichiamoci che è già alle porte la nuova generazione della telefonia mobile, la tecnologia LTE, questa sì nata espressamente come evoluzione e sostituzione dell’UMTS.

 


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